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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
27 novembre 2009

Intervento alla presentazione del libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole"



Cari Amici,
di seguito, per chi fosse interessato, posto alcuni dei miei articoli prodotti in questi anni sulla questione tumori e sui quali si è incentrato il mio intervento alla presentazione del libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole", il 19 novembre scorso a Montalbano di Fasano.
Allego anche alcune foto dell'incontro e vi lascio con alcune domande che ad oggi risultano tristemente senza risposta!:

- Qual è la situazione ambientale della provincia di Brindisi?
- Quali sono i comuni che presentano le maggiori criticità e in riferimento a quali problematiche?
- Qual è la situazione del comune di Fasano?
- Le indicazioni del PRQA (Piano Regionale per la qualità dell'aria) sono rispettate dagli enti locali? Quali sviluppi sta avendo questa relazione sul territorio?
- Quali sono le attività che le P.A. devono intraprendere per far fronte a questi problemi?
- Quali sono le misure più urgenti da mettere in campo per monitorare la qualità dell’aria nel comune di Fasano?
- Da alcuni dati in mio possesso, nella frazione di Montalbano si evincono dati sulle morti per tumore che destano notevole preoccupazione. Cosa raccontano i dati ufficiali?

In allegato trovate i seguenti articoli:
- Indagine sulle morti per tumore nella frazione di Montalbano di Fasano
- Tumori e amianto
- Situazione ambientale nel comune di Fasano alla luce della redazione del PRQA
- Il Registro Tumori Jonico Salentino
- Taranto e la diossina
- Cisternino: incontro sul monitoraggio della qualità dell'aria

Foto dell'incontro: foto 1 - foto 2 - foto 3

21 novembre 2009

Il punteruolo rosso delle palme approda anche a Fasano

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio", numero di ottobre '09



Da qualche mese, il territorio frazionale di Montalbano come testimonia la palma di proprietà comunale sita nella centralissima via Teano, ospita il Rhynchophorus ferrugineus, meglio conosciuto come “Punteruolo rosso delle palme”.
A farne le spese, in particolar modo la Phoenix canariensis o Palma delle Canarie, che da tempo è divenuta un elemento architettonico e paesaggistico nostri centri abitati.
Il piccolo insetto, lungo circa due centimetri e mezzo, predilige palme di grandi dimensioni che vengono attaccate per alcuni mesi e le migliaia di “vittime” che il rincoforo ha causato in Italia, confermano la forte capacità d’attacco.
Allo stato attuale, sono numerosi gli enti pubblici e privati che si trovano a fare i conti con questo insetto, anche perché risulta difficile, e per ora impossibile, un suo controllo.
Per fornire informazioni in merito alle attività che l’amministrazione comunale potrebbe intraprendere e, per evitare che in ambito privato si proceda a “cure fai da te”, abbiamo ascoltato il prof. Francesco Porcelli, Professore Associato di Entomologia Generale ed Applicata presso l’Universita' degli Studi di Bari.
Il prof. Porcelli segue da tempo quest’emergenza che sta interessando tutti i paesi del Bacino del Mediterraneo, infatti, ha coordinato due Workshop presso lo IAM (Istituto Agronomico Mediterraneo) di Bari, componente del gruppo di lavoro "Organismi nocivi alle Palme" del Mipaaf (Ministero Politiche Agricole Ambientali e Forestali) e relatore in workshop internazionali sul tema, svoltisi in Marocco e Libano.

Prof. Porcelli, quali sono i rischi per il verde urbano?
Dalle prime stime, possiamo “ottimisticamente” affermare che circa il 40% delle piante di palme saranno attaccate nel giro di due o tre anni, fino a raggiungere il 60% nelle zone più calde, come ad esempio la Sicilia.

Quali sono i compiti che potrebbe e dovrebbe svolgere un'amministrazione comunale per fronteggiare questo problema?

Un ottimo strumento da mettere in campo per contenere l’azione del rincoforo è il controllo del territorio attraverso il personale dei comuni e delle municipalizzate, che dovrebbero comunicare prontamente la presenza di piante sospette, al fine di bloccare la diffusione dell’insetto. Bisogna constatare che il problema non è stato preso in considerazione e ad oggi non è stato fatto molto.

Nel caso di piante compromesse, quali sono le procedure da adottare per un loro espianto?
In questi casi è necessario l’abbattimento immediato delle piante colpite, seguendo le procedure indicate a livello regionale, oltre ad avvisare tempestivamente il Servizio Fitopatologico competente.

Vi sono prodotti chimici da poter utilizzare per la lotta contro questo rincoforo?
Ad oggi, non esistono prodotti chimici il cui utilizzo è legalmente consentito per la lotta verso questo insetto.


13 novembre 2009

Questione Tumori: perchè Taranto è così vicina . . .



Giovedì 19 novembre 2009 alle ore 18.30, presso la Sala Convegni della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Montalbano di Fasano (Br), il giornalista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, presenterà il suo libro “La Città delle nuvole”, viaggio nel territorio più inquinato d’Europa.
L’iniziativa vuol essere un’ideale risposta alla “proposta” lanciata dalla locale SOMS il 25 ottobre scorso, in occasione della 20esima Borsa di Studio “Tonino Marinelli”, rivolta ai figli dei soci che nell’anno si sono distinti negli studi.
In quella serata, infatti, Rossano Marinelli, figlio del socio fondatore a cui è intitolato il premio, chiese ai giovani premiati di adoperarsi con un “impegno concreto verso la comunità locale e la Società Operaia”, al fine di mettere a frutto le competenze e gli studi a favore della comunità.
Sulla scorta di questo, nasce così la presentazione del libro “La Città delle nuvole”, per affrontare da vicino il tema della Salute e del “caso Taranto”.
A fare gli onori di casa, il presidente della locale SOMS, Onofrio Zaccaria e lo stesso Rossano Marinelli.
A seguire, l’introduzione di Cosimo Damiano Guarini, promotore della serata e collaboratore del mensile di attualità fasanese “Osservatorio”, testata che più volte ha affrontato il tema tumori sul territorio.
“La necessità di presentare il libro di Carlo Vulpio nasce dal dovere di voler affrontare in modo schietto e trasparente il tema del Diritto alla Salute – dichiara Guarini – troppo spesso dimenticato, soprattutto in un territorio dove i casi di tumore sono all’ordine del giorno e i dati ufficiali su questo tema stentano nel venire a galla”.
Sarà poi Carlo Vulpio a raccontare il suo libro – inchiesta dedicato ai bambini di Taranto ed incentrato sul polo siderurgico dell’Ilva, “un mostro ecologico che tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera.
Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti: inserti di una vita vissuta pericolosamente, in un clima segnato da omertà politica, rapporti occultati, vessazioni e omesse denunce. Rilevazioni contraffatte e rivelazioni scomode. E poi morti, tanti, quanti non ci si aspetterebbe, evaporati nel silenzio della città delle nuvole”.
L’appuntamento è quindi per giovedì 19 novembre, perché il Diritto alla Salute è un diritto di tutti.

Scarica la locandina in formato pdf


1 novembre 2009

Le stravaganze della Lega e la disponibilità dei pugliesi

Pubblichiamo alcune dichiarazioni sulla proposta del Consigliere Regionale Veneto, Emilio Zamboni (Lega Nord), che sta facendo molto discutere.

Ferie in Puglia per la "ronda delle tasse" - Corriere del Mezzogiorno 29-10-09 (leggi l'articolo originale):

La proposta potrebbe essere sintetizzata così: settentrionali in vacanza al Sud per svolgere com­piti da «ronda» delle tasse. Coniu­gare cioè, il diritto alle ferie con l’attività di controllo sugli investi­menti compiuti nel Mezzogiorno. E dal Veneto parte la proposta di un bonus di mille euro da spen­dere in Puglia per ogni famiglia che sceglie di trascorrere le vacan­ze nella regione meridionale: l’idea è del consigliere regionale della Lega Nord Emilio Zamboni per creare una sorta di «gemellag­gio » turistico tra le due regioni e permettere ai veneti, soprattutto, «di controllare da vicino dove fi­nisce parte delle loro tasse». «Ogni regione del Nord deve pa­gare le tasse anche per una regio­ne del Sud - spiega Zamboni in un comunicato diffuso dal grup­po consigliare veneto del Carroc­cio - . Da una ricerca risulterebbe che il Veneto per le sue dimensio­ni corrisponde circa alla Puglia, quindi molto probabilmente i no­stri soldi finiscono proprio lì». Il consigliere della Lega propone di «dare un bonus di mille euro a ogni famiglia veneta da spendere solo in Puglia», una cifra giudica­ta «sufficiente, perchè in Puglia la vita costa meno» che in Vene­to. «Con questo gemellaggio ­conclude Zamboni - diamo la pos­sibilità ai veneti di controllare da vicino dove finisce parte delle lo­ro tasse e di verificare di persona se i soldi vengono spesi bene». Il consigliere veneto si chiede peral­tro come mai «molti beni prodot­ti al nord e trasportati per più di mille chilometri finiscano sul mercato pugliese ad un prezzo in­feriore a quello praticato in set­tentrione » .

Attenti al turista spione del Veneto - La Gazzetta del Mezzogiorno del 30-10-09 (leggi l'articolo originale):
Quanto sono noiosi questi antimeridionali. L’ultima trovata è di tal Emilio Zamboni, consigliere regionale veneto della Lega Nord. Ha proposto che a ogni famiglia della sua regione sia assegnato un bonus di mille euro perché vengano in vacanza in Puglia. Uno dice, che bello, grazie. Ma siccome a questo mondo nessuno mediamente fa niente per niente, il dubbio è che nella proposta ci sia la fregatura.
 Con pronta conferma: devono venirci soprattutto per controllare se sono spesi bene i loro soldi, quelli che i veneti pagano con le tasse e che poi lo Stato passerebbe al Sud, Puglia compresa. Insomma vacanza a fine di spionaggio, li immaginiamo già farci domande a trucco su questo e quell’altro, in costume da bagno e col metro misurare le cabine troppo lussuose, nottetempo nelle città con la macchina fotografica per beccare le insegne lasciate accese.
 Si potrebbe subito dire, allo Zamboni, che i loro presunti soldi li spendiamo per far stare meglio in vacanza proprio i signori veneti, che amano alla follia la Puglia, ma tant’è. E poi, siccome le cavolate sono come le ciliegie, una tira l’altra, il suddetto si chiede come mai molte merci del Nord trasportate al Sud per più di mille chilometri, poi vengono vendute al Sud a prezzo minore che al Nord. 
Dovrebbe andare a chiederlo ai suoi compaesani produttori. E ricordarsi che il Nord si prende l’olio e il vino sfusi del Sud e poi glieli rivende a un prezzo da rapina, ma purtroppo è il Sud a farsi rapinare perché il suo vino e il suo olio non se li imbottiglia da sé con le sue etichette. Ciò che importa però non è il conto della spesa, ma l’aria che tira.
 Ora però siccome i leghisti sono un po’ sboccati, fanno i ruzzulani ma non scendono affatto dalla montagna, l’uscita del consigliere veneto non è casuale. Si lavora al federalismo, e la si spara grossa per ottenerne le migliori condizioni a danno altrui. Ciò che per loro significa tenersi quanti più soldi possibile, con tanti saluti all’unità d’Italia della quale gli interessa poco e niente. Ma non fino alla secessione, che minacciano ma non faranno mai perché non sono stupidi e non gli conviene, a quale Sud poi vendono?
 E quanto a ciò che sarebbe stato elargito al Sud, è altrettanto noioso stare a ricordare l’esempio principe, la Cassa per il Mezzogiorno, e non solo. Per calcolare appunto quanto di quel denaro pubblico sia stato dato al Sud, ma sia poi tornato al Nord i cui prodotti il Sud ha consumato. E quanti appalti, commesse, servizi, lavori, forniture al Sud siano finiti a imprese del Nord, che al Sud hanno concesso solo i subappalti, cioè le briciole. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai soldi risparmiati dai meridionali che le banche hanno prestato poi al Nord. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai meridionali che vi lavorano: è stato calcolato più di un quinto. E quanti dei profitti di imprese settentrionali al Sud siano tassati al Nord (dove hanno sede legale), quel Nord che per bocca dello Zamponi si lamenta di dare i suoi soldi al Sud.
 Il problema del Sud è nei suoi molti peccati, negli sprechi che comunque ci sono stati ma non fino al punto di dire che è stato tutto uno spreco. Però non è scritto da nessuna parte che dobbiamo morire tutti leghisti. E per chiederselo anche nel Popolo della Libertà, che con la Lega Nord è alleato, devono essere scocciatini anche loro. Come ha dimostrato in questi giorni la baruffa sul pur competente Tremonti, il ministro più leghista dei non leghisti, che i suoi colleghi di partito non sopportano più anche per questo. E che, di fronte alle critiche e al gelo di Berlusconi compreso, Bossi ha rilanciato nel suo eterno poker, proponendolo addirittura unico vice primo ministro. Come dire, Lega padrona del governo.
 Ma se non dobbiamo morire tutti leghisti, non è neanche detto che dobbiamo morire tutti sudisti sporchi, brutti e cattivi. E stare eternamente in attesa che i grandi partiti nazionali si decidano a considerare il Mezzogiorno l’unico in grado di far sviluppare l’intero Paese.
Quindi Sud non problema, ma soluzione. E in attesa che qualcuno una volta per tutte si studi cosa al Sud non ha funzionato e perché. Magari per buttare a mare il pregiudizio e la propaganda antimeridionali che massacrano il Sud dall’Unità a oggi, mica da poco.
 Un Partito del Sud può far comodo alla Lega che così può dire, bene, voi da una parte noi dall’altra. Ma il Sud non può continuare a sfogliare la margherita e farsi impallinare dallo Zamboni di turno. Mentre magari il sottosegretario Miccichè, cioè uno di questo governo, rivela che un Partito del Sud non dispiacerebbe neanche a Berlusconi per non rimanere ostaggio di Bossi. Atroce sospetto: vuoi vedere che hanno capito prima loro che noi che il Partito del Sud non sarebbe un’idea malvagia?

La puglia è terra d'incontri, i veneti vengano pure - Quotidiano di Puglia 01-11-09:
Lettera aperta di Domenico Del Vecchio, Presidente dell'Oleificio Cooperativo CC DD PP di Ostuni al Consigliere Emilio Zamboni.

Egregio Consigliere Emilio Zamboni, ho letto con attenzione la sua proposta "provocatoria" rivolta al Consiglio Regionale Veneto, al quale chiede di creare un "gemellaggio turistico tra le due regioni e permettere ai veneti di controllare da vicino dove finisce parte delle loro tasse e controllare se i soldi vengono spesi bene".
Intendiamo risponderle con qualche informazione in merito alla nostra attività e, allo stesso tempo, confermando disponibilità e ospitalità.
In primis, la struttura che presiedo rappresenta circa 400 piccoli e medi produttori olivicoli del Comune di Ostuni, che da cinquant'anni trasforma e commercializza il prodotto principe del nsotro territorio: l'olio extravergine di oliva.
Ed è proprio da questo prodotto e dalla sua pianta, che vorremmo partire.
L'olio, da sempre, rappresenta un simbolio di unione e incontro tra le genti, con la sua storia millenaria racconta ai tanti visitatori di Puglia, la cultura e il tempo di queste terre, le fatiche, le sfide, le ambizioni e, perchè no, le sconfitte e le ingiustizie.
Una pianta "universale" e "unica" da amare e riscoprire, così come il suo prodotto.
Da tempo, infatti, la nostra struttura è impegnata in una campagna di promozione e divulgazione della "cultura dell'olio extravergine di oliva", in un viaggio che lega cultura, territorio, storia, produzione, qualità e salute.
Le confessiamo, peraltro, che sono sempre più numerosi i nostri ospiti, suoi conterranei, che nel periodo estivo accettano di scoprire i sapori della Puglia.
Il nostro impegno, quindi, Cons. Zamboni, è rivolto in particolar modo al voler "ospitare" la sua provocazione, dimonstrando nel nostro piccolo come con senso del dovere e rispetto per le istituzioni ed il Paese, si può crescere, senza trascurare il territorio e le sue potenzialità.
Pensi ad un tour guidato tra diverse realtà pugliesi, pubbliche e private, al fine di chiarire i vostri dubbi e, allo stesso tempo, arricchire "pugliesi" e "veneti" con un gemellaggio culturale che guardi in avanti.

Commento del caporedattore Rosanna Metrangolo
Caro Sig. Del Vecchio, io penso che spesso le "stupidaggini" nascano dalla non conoscenza delle cose unita ad una disposizione del cuore non proprio benevola.
Che la trovata del consigliere regionale della Liga veneta sia stupida, oltre che offensiva, ci sembra persino scontato.
La sua risposta, invece, è una lezione di stile per il garbo con cui invita i turisti veneti a venire in Puglia con lo spirito del viaggiatore che vuole conoscere, scambiare esperienze e saperi, in un dave e avere che va oltre la logica della contabilità, della convenienza e dell'utile aritmentico e risponde invece al bisogno dell'anima, del nutrimento spirituale, del respiro che mette le ali alcervello e scopre approdi sempre diversi, sempre nuovi e per questo affascinanti.
Lei parla dell'ulivo, pianta cara agli dei, dell'olio che ci accompagna dal primo vagito fino all'ultimo alito di vita.
Lei cita la cultura di una coltura che, peraltro, non è certo solo nostra, ma che da noi ha la forma contorta e millenaria dei tronchi di quegli alberi che colorano d'argento i nostri orizzonti.
Sono certa che i veneti spenderanno al meglio il bonus proposto dal loro assessore e verranno non per spiarci ma per scambiare con noi la gioia di essere cittadini di un unico Paese.

30 settembre 2009

SWAP Siamo salvi per miracolo!



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio" n. 9 - settembre 2009



“C’è stato perfino chi ha comprato dalla banca un derivato facendosi consigliare dal funzionario della stessa banca”.
Così scrive Sergio Rizzo nella sua inchiesta del 9 settembre sul Corriere della Sera, parlando di derivati ed enti locali e mettendo in luce come molti comuni si ritrovano oggi con le casse in rosso, per un debito nazionale che si aggira sui 27,2 miliardi di euro.
Rileggendo quanto scrive Rizzo, ci tornano in mente gli articoli che Osservatorio ha dedicato a questa vicenda, definendola senza mezzi termini come un’azione irresponsabile e scellerata degli amministratori locali, che pur di far cassa, hanno messo a rischio le tasche dei fasanesi e hanno tentato di accollare i debiti alle generazioni future.

Per fortuna, con Delibera di Giunta n. 166 del 3 settembre ’09, la mini-Giunta comunale (Di Bari, Scianaro, Anglani, Manfredi, Zaccaria,ndr) ha deciso l’estinzione dei due contratti di finanza derivata (swap) stipulati con la BNL spa.
Per procedere alla chiusura dei contratti, il Comune corrisponderà alla banca una penale pari a 61mila euro. Tale copertura finanziaria riviene da una variazione al bilancio di previsione 2009, si legge nella delibera, derivante da una minore spesa relativa agli “aggi Tricom e gestione lotta all’evasione”.

Nel complesso, dal 2004 ad oggi, l’operazione ha visto entrare nelle casse comunali 76mila euro, portando dunque un piccolo guadagno, a fronte dei forti rischi a cui le stesse sono state sottoposte con questa storia degli swap.

Ripercorriamola per sommi capi, questa storia.

Nel maggio 2004 la Giunta Ammirabile sceglie d’impegnare le proprie casse per un rischioso e allegro “gioco d’azzardo” (come ebbe modo di dichiarare in un’intervista lo stesso Sindaco Lello Di Bari), sulla scia di una non molto chiara "finanza innovativa", al fine di “ridurre i tassi d’interesse sui mutui in ammortamento”.
Venditore e consulente dell’operazione di IRS (Interest Rate Swap) è la BNL, che negli anni successivi consiglierà l’ente comunale sulle modifiche da apportare al contratto (che col tempo diventeranno due), con scadenza 2025.

Di fatto, i primi anni si dimostreranno idilliaci per la città, ma, appena i mercati cominciano ad “agitarsi” (fase ampiamente prevista dagli esperti bancari), ecco comparire le prime modifiche, con l’eliminazione delle protezioni, l’aumento dei rischi e, conseguentemente, delle perdite.

Dalla stima fatta nell’inchiesta di Osservatorio dell’aprile 2008, venne fuori che il Comune di Fasano, sino a fine contratto, rischiava addirittura di perdere 800 mila euro e, allo stesso tempo, precisammo che si tratta solo di una stima e la situazione poteva non rivelarsi così drastica.
Questa previsione vuol essere un campanello d’allarme per smuovere un po’ la situazione, che nel giugno ’08, grazie agli utenti del forum cittadino “Fasancult”, approda con successo in un incontro pubblico alla presenza degli amministratori e politici locali, per confrontarsi sul tema Swap, con la partecipazione del dott. Attilio Di Mattia, esperto in finanza derivata che ha studiato la vicenda fasanese.
Questo impegno porta ad una raccolta di firme, alla discussione del problema sugli organi d’informazione locali e regionali, e al dibattito in consiglio comunale.
In sostanza, dopo quattro anni di silenzi l’operazione Swap viene a galla con tutte le sue contraddizioni.
Ora, dopo aver esposto alla città la gravità della situazione, l’amministrazione comunale ha deciso saggiamente di tirarsi fuori da questa vicenda, così come avevamo consigliato da queste colonne nel numero di maggio ("Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi”).

Però, prima di porre la parola fine, vogliamo rispondere ad una domanda che magari si saranno posta anche i lettori:

gli amministratori dell’epoca (gran parte gli stessi di oggi) sapevano a cosa si andava incontro con quest'operazione?

La risposta la troviamo in alcune dichiarazioni dell’assessore alla Risorse Finanziarie, Giuseppe Zaccaria, e del Sindaco Lello Di Bari.

Nel consiglio comunale del 29 novembre ’07, l’assessore Zaccaria incalzato sulla vicenda, dichiara: “Le dobbiamo dire come sono: non è che ci siamo alzati, l’assessore Zaccaria, il Sindaco o altri, e abbiamo fatto questo Swap. C’è stato proposto anche da qualcuno. Io personalmente, sono preoccupato davanti a queste simili proposte”.
Preoccupato? Ma, assessore, lei prima firma una delibera di giunta nel 2004 per formalizzare il contratto di swap e poi si dice preoccupato per queste proposte? Stiamo scherzando?

Altra risposta esaustiva ce la fornisce il Sindaco Di Bari, che, in una intervista del maggio 2008, dichiara: “Ricordo che nel 2004, quando ci fu proposta la delibera di giunta per la sottoscrizione dello swap dall'allora detentore della delega al bilancio (l'ex sindaco Vito Ammirabile,ndr) e col parere favorevole del dirigente dell'ufficio finanziario, personalmente, parlare in quel contesto di swap o di swatch (orologi, sic!) era la stessa cosa, perché non conoscevo in cosa consistesse la rischiosa operazione”.
Il Sindaco, come di consueto, la butta più sul casereccio con una battuta che solo dopo il felice epilogo può strappare qualche sorriso. E se non fosse andata così?

In sostanza, possiamo dire che questi amministrat(t)ori hanno preso decisioni senza conoscere nel merito a cosa si andava incontro, e solo dopo aver appreso (oramai in ritardo) in cosa consistessero gli swap hanno imparato la lezione e, anziché continuare a giocare, hanno deciso di tirarsi fuori.

Una scelta giusta al momento giusto ma, per cortesia, non venite a parlare di meriti o medaglie al valore, si tratta solo di casualità.

Comunque, sarebbe bene che per la prossima giunta si proponesse la lettura obbligatoria del libro “Rapaci” di Sergio Rizzo, dove nella dedica ai suoi figli scrive: “Perché non dimentichino mai che i soldi di tutti non sono i soldi di nessuno”.



5 luglio 2009

Farsi la doccia risparmiando



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio" n. 6 - giugno 2009

Quando si tratta di spendere, a Palazzo di Città, sono tutti pronti.
Quando invece c'è da risparmiare, l'interesse è sempre poco.
L'ennesima dimostrazione? Al Comune di Fasano è stato proposto dalla società senese Gesco Srl (Green Energy Service Company) un progetto chiamato "Doccia Light", ma nessuno pare se ne sia interessato.

Come e perchè nasce il progetto "Doccia Light"?

"Questo progetto - spiega Caterina Checcucci, responsabile nazionale dell'iniziativa - costituisce una particolare idea di risparmio idrico ed energetico, indirizzata a tutti gli impianti sportivi (pubblici e privati) e ad aziende turistico-ricettive presenti in Italia, avente come oggetto la distribuzione gratuita di Erogatori per doccia a Basso Flusso (Ebf).
L'iniziativa nasce con il preciso intento di fornire una concreta risposta alle crescenti preoccupazioni avanzate dalla comunità internazionale in tema di gestione efficiente dell'energia, risparmio idrico e conseguente riduzione dell'inquinamento ambientale".
A tal proposito, il progetto è stato anche selezionato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nell’ambito della strategia congiunta attivata con la Commissione Europea per l’attuazione in Italia della campagna europea "Energia Sostenibile per l'Europa" e ha ottenuto il patrocinio istituzionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) divisione “Energia & Ambiente” del Ministro della Gioventù, del Ministro del Turismo e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Inoltre, “Doccia Light” si inserisce all’interno della campagna di comunicazione e sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico denominata “Conveniente per te e per l’ambiente!”, facente parte del programma nazionale di incremento dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia.

Quali sono i servizi offerti dal progetto "Doccia Light"?

Sono previsti:
a) la messa in efficienza, attraverso l'installazione di EBF, del complesso dei punti doccia situati negli impianti sportivi e nelle aziende turistico-ricettive presenti sul territorio nazionale entro dicembre 2010;
b) porre in grado gli utilizzatori finali dell'impianto, per mezzo del sito internet dedicato e del materiale informativo distribuito gratuitamente alle strutture coinvolte, di adottare comportamenti virtuosi per ridurre gli sprechi idrici ed energetici;
c) dare inizio ad un percorso di collaborazione con le strutture aderenti per la sensibilizzazione della collettività e l'implementazione dei principi di sostenibilità.
Per quanto riguarda le potenzialità di risparmio secondo i calcoli formulati dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), in una struttura sportiva con impianto per la produzione di acqua calda costituito da caldaia a gas metano, ciascun punto doccia efficientato attraverso l’installazione di un EBF si traduce in una riduzione dei relativi costi sulla bolletta energetica pari a ca. 43 €/anno (85 €/anno in presenza di boiler elettrico), a cui vanno poi ad assommarsi i risparmi derivanti dai minori consumi idrici.
Non meno importanti sono i benefici ambientali correlati all’utilizzo del dispositivo. Basti pensare che, grazie all’installazione dell’EBF, si evita l’emissione in atmosfera di ca. 125 kg/anno di CO2 per ogni punto doccia (237 kg/anno nel caso di boiler elettrico), contribuendo così attivamente alla lotta ai cambiamenti climatici ed al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto.
Per quanto concerne invece le strutture turistico-ricettive, la stessa AEEG nelle relative schede tecniche stima un potenziale di risparmio in presenza di impianto per la produzione di acqua calda alimentato a gas metano pari a ca. 8 €/punto doccia/anno (16 €/punto doccia/anno se l’impianto è costituito da boiler elettrico), con conseguente mancata emissione di ca. 24 kg/punto doccia/anno di CO2 (45 kg/punto doccia/anno con boiler elettrico).
Attualmente hanno aderito al progetto 170 comuni distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale.
In particolare per la Puglia hanno aderito Barletta, Lecce, Brindisi, Foggia, Manfredonia, Ostuni, Massafra,San Giovanni Rotondo, Taranto, Trani e Terlizzi.
Il Comune di Fasano, invece, non ha aderito all'iniziativa.
"Nei mesi di ottobre e novembre ’08 - dice Caterina Checcucci - ho contattato gli uffici comunali, parlando con il sig. Domenico De Mola, che mi ha invitato a ricontattare l’ufficio nel mese di dicembre, per via del rinnovo delle concessioni.
A dicembre, invece, mi viene detto che tutte le informazioni relative al nostro progetto sono state dirottate all’ufficio tecnico e alla segreteria del sindaco.
Successivamente ho ricontattato la segreteria del sindaco e l’ufficio tecnico-lavori pubblici, sentendomi dire che a loro non era pervenuta alcuna notizia in merito al nostro progetto.
A dicembre ho scritto una mail all’Ing. Rosa Belfiore che non poteva occupartsi direttamente della vicenda, consigliandomi di contattare direttamente i dipendenti comunali: Nicola Ammirabile, Domenico De Mola o Gianfranco Mazzotta.
Sono così tornata a parlare con il sig. De Mola, che a fine gennaio mi ha riferito il suo colloquio con il sindaco, che si occupa anche della squadra di calcio, e mi ha detto che questa non era interessato alla proposta".


Questo progetto, anche perchè assolutamente gratuito, sembra invece una cosa utile, che dovrebbe vedere in prima linea le amministrazioni comunali nel creare una rete di iniziative con le scuole e le strutture turistico-ricettive.
Purtroppo, si assiste al solito scaricabarile anche sulle iniziative da intraprendere a titolo gratuito.
Comunque, tutti i soggetti interessati a promuovere il progetto "Doccia Light", soprattutto fra le tante strutture ricettive presenti nel territorio, possono contattare la dott.ssa Caterina Checcucci, responsabile del progetto "Docchia Light" di Gesco srl, ai numeri 0577.922828, 348.0141095 e 0577.043366 (caterina.checcucci@gesco.it, www.doccialight.it).

31 maggio 2009

La TriCom "si appende" ancora



Continua la telenovela inerente alla vicenda della “TriCom spa”, società mista che si occupa della riscossione dei tributi locali.
La prima notizia è che la “Tri.Com.” (che vede come socio privato la San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa) dopo aver pagato al Comune di Fasano le prime due rate del suo debito, che avevano scadenza 30 marzo e 15 aprile (da 500 mila euro), ha chiesto di posticipare la scadenza del 30 aprile (650 mila euro) al 13 maggio.
Ma a tale data le casse comunali non hanno visto arrivare neppure un centesimo e, secondo indiscrezioni, l’amministrazione si è attrezzata con la solita lettera di sollecito per chiedere il riversamento delle somme dovute.
Le ultime due rate hanno scadenza 20 maggio (650mila euro) e 10 giugno (684 mila euro) per un totale di circa 2 milioni e 984 mila euro, più interessi.
Le preoccupazioni a Palazzo di Città aumentano: se la TriCom non paga, per le disastratissime casse municipali fasanesi sono dolori.
Bisogna tener conto che lo scorso 29 aprile la Procura di Velletri (in provincia di Roma), al termine di un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giuseppe Patrone, ha disposto l’arresto di Giuseppe Saggese (consulente della Tributi Italia, mentre sua sorella Patrizia ne è presidente) con l’accusa di peculato.
La Procura laziale ritiene che Saggese abbia messo le mani sul denaro pagato regolarmente da migliaia di cittadini per ICI, Tarsu, e altre tasse comunali.
Il colpo di scena è avvenuto nell’ambito di uno dei tanti procedimenti penali nati dalle denunce di ammanchi presentate dai Comuni della provincia romana per i quali Tributi Italia riscuote le imposte locali, in particolare quella presentata dal segretario comunale di Nettuno.
Il gip di Velletri ha successivamente revocato il provvedimento perché, a suo giudizio, sono venute meno le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione del reato.
Intanto le indagini sulla Tributi Italia si stanno estendendo anche a Bologna, dove mancano all’appello 3,6 milioni di euro di tributi; e dai primi giorni di maggio anche i magistrati di Latina voglio vederci chiaro su una vicenda simile capitata ad Aprilia, dove per il momento sono sotto inchiesta l’ex sindaco della città e 15 consiglieri comunali.
Indagini sulla società Tributi Italia si registrano poi anche al Alghero e Sassari. Purtroppo, nonostante ben due procure (quelle di Bari e di Brindisi) si stiano accupando delle identiche vicende fasanesi e polignanesi, nessuna delle due per il momento pare sia arrivata a delle conclusioni.
A corredo di questa vicenda, vogliamo segnalare la dichiarazione dell’on. Rita Berardini (deputata radicale del PD) che, a pochi giorni dall’arresto di Saggese, ha affermato: “L’arresto di Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, dovrebbe spingere il giornalismo d’inchiesta (ma esiste?) a indagare sull’enorme bubbone che vede molti Comuni stipulare accordi con partner privati per la costituzione di società miste ai fini della riscossione dei tributi comunali, attribuendo ai soci privati un aggio spropositato (30%) rispetto all’attività svolta, con arricchimento abnorme dei privati stessi e depauperamento delle casse comunali, con pregiudizio sia dell’ente locale che della cittadinanza. (…) Insomma, il bubbone della riscossione dei tributi è purulento, e riguarda da sempre la corruzione del sistema partitocratico italiano”.
Sommessamente, pensiamo che in questa vicenda la nostra parte di giornalisti d’inchiesta l’abbiamo fatta, subendone anche gli strascichi giudiziari del caso.
Ci auguriamo solo che ognuno faccia la sua parte e che le tasse dei fasanesi restino nella nostra città: non si capisce, infatti, perché il Comune di Polignano a Mare, socio del Comune di Fasano in questa triste vicenda, abbia dato un calcio nel sedere alla TriCom Spa, mentre il Comune di Fasano ancora non prenda adeguati provvedimenti.
Evidentemente, c’è sotto qualcosa che non è troppo chiaro . . .


29 maggio 2009

Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 5 maggio '09



Swap: è passato un anno ma, a quanto pare, nulla è cambiato.
Correva il mese di aprile 2008 quando Osservatorio usciva in edicola con questo titolo in copertina: “Il Comune gioca d’azzardo. Speculazione con i soldi pubblici: operazioni finanziarie ad alto rischio”.
All’interno, un’ampia inchiesta spiegava l’assurdità di queste rischiose operazioni di finanza derivata messe in atto dal Comune di Fasano, a cui faceva seguito l’intervista al dott. Attilio Di Mattia, analista finanziario che aveva studiato il “caso” fasanese e proponeva a titolo gratuito una consulenza per venir fuori da questa brutta storia.
La vicenda ebbe così un seguito grazie anche all’impegno del forum cittadino “Fasancult”, che nei mesi successivi si fece promotore di una raccolta firme e di un incontro durante il quale il dott. Di Mattia spiegava ai numerosi presenti le operazioni di ingegneria finanziaria che si nascondevano dietro la magica parolina inglese swap.
I contratti di swap stipulati dal Comune di Fasano nel maggio 2004 (giunta guidata da VitoAmmirabile , ndr) e con scadenza nel 2025, prevedevano lo “scambio” del tasso d’interesse relativo ai debiti contratti dall’ente comunale fino a tale data.
In sostanza, se il Comune di Fasano aveva dei mutui a tasso fisso, tale somma sarebbe stata pagata dalla banca (la BNL, ndr) che avrebbe così percepito dall’ente comunale un tasso d’interesse variabile, stabilito semestralmente dall’Euribor, un “termometro” del mercato finanziario che fa da punto di riferimento per tutta la durata del contratto.
A questo punto, subentrano diverse modifiche al contratto iniziale, che riguardano il debito (la somma in gioco), il numero di contratti (da uno si passa a due) e la durata (dal 2022 si passa al 2025).
In questi anni, gli iniziali ricavi si sono trasformati in perdite, per via dell’incertezza legata ai mercati finanziari, tanto da arrivare, nel solo anno 2008, ad una perdita per il comune di circa 150.000 euro.
Nei mesi a seguire, scoppia il caos nel mercato finanziario mondiale, cosa peraltro già ampiamente prevista dagli amministratori comunali che avevano sottoscritto e monitoravano queste operazioni, come ad esempio gli assessori Scianaro e Zaccaria, portando così le casse comunali in una situazione di forte rischio.
In quei mesi, infatti, se il Comune di Fasano avesse deciso di porre fine all’operazione avrebbe pagato una “penale” di circa 800 mila euro (maggio 2008) e che oggi, invece, si aggira attorno ai  111.000 euro (27 aprile 2009).
Insomma, un momento propizio per porre definitivamente la parola fine a questa brutta storia che ha visto giocare d’azzardo gli amministratori pubblici con i soldi dei cittadini.
Ora, in fase di discussione del bilancio, sarebbe bene prendere di petto questa vicenda, anche al fine di azzittire le solite dicerie che raccontano di come, nella testa dei nostri amministratori, la povera particella di sodio dell’acqua Lete si ostini nel gridare a quarciagola: “C’è nessuno?”.

28 marzo 2009

Ecco chi sta dietro la TriCom

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 3 di marzo 2009



La telenovela che riguarda la riscossione dei tributi comunali è ormai nota a tutti: parliamo di soldi dei cittadini incassati dalla società che gestisce il servizio e che puntualmente non riversa le somme al Comune, di un servizio affidato, di società nuove che restano vecchie e sono sempre guidate dalle stesse persone.
Nello scorso numero di Osservatorio abbiamo ascoltato in merito a questa vicenda il sindaco di Polignano a Mare, che ha parlato, senza mezzi termini, di “scelte politiche sbagliate, ben architettate, pensate e volute”, rimarcando le gravi inadempienze da parte di questa società mista pubblico-privata affidataria del servizio, ovvero la TriCom spa, che vede tra i soci i Comuni di Fasano e Polignano a Mare, e il socio privato San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa.
Ma chi è questa “Tributi Italia spa”? Ci svela l'arcano Simone Sabattini, giornalista del Corriere di Bologna, altra città nella quale la San Giorgio ritarda nei riversamenti dei tributi, che in un articolo pubblicato il 7 febbraio scrive: “C'è la solita catena di scatole cinesi dietro Gestor, ora Tributi Italia (…) un legame di trasformazioni, fusioni, cambi di nome e parentele che porta dritto al nome di Giuseppe Saggese, ex titolare della Publiconsult poi confluita in Tributi Italia, arrestato a Pomezia (Roma) con l’accusa di corruzione e sotto inchiesta ad Aprilia (Latina) dove è stato rinviato per frode, peculato e abuso d’ufficio.
(…) Guardando la composizione societaria (di Tributi Italia spa, ndr) si scopre che oltre all’amministratore delegato Pasquale Froio – subentrato a Vito Paolo Marti dopo che questo è finito nell’inchiesta della Procura bolognese – c’è un presidente che risponde al nome di Patrizia Saggese (…), che non è solo la presidente di Tributi (Italia spa, ndr), ma anche il socio unico della srl che controlla la stessa Tributi: la San Giorgio. Resta il fatto
- conclude Sabattini – che i cognomi, se non proprio le persone restano più o meno quelli attraverso tutte le trasformazioni della società. La San Giorgio ancora prima si chiamava Publiconsult e a capo c’era un altro Saggese, Giuseppe appunto, fratello di Patrizia”.
Qualcuno potrebbe pensare: la nascita di una nuova società potrebbe significare un nuovo modo di gestione e riversamento dei tributi?
Chissà, tutto è possibile ma, per il momento, lasciamo da parte le speranze e continuiamo ad affidarci ad alcuni dati certi.
Facciamo un passo indietro e andiamo al consiglio comunale di Polignano a Mare del 27 dicembre 2008.
In quell’occasione, il consiglio comunale prende atto che “fin dall’inizio del rapporto contrattuale le società Centro Tri.Com. spa e la San Giorgio spa si sono rese gravemente inadempienti nei confronti del Comune di Polignano a Mare e del Comune di Fasano”.
A questo, si aggiunge il comportamento ondivago e contraddittorio tenuto dalle due società, in merito alla possibilità, da parte dei due comuni, di poter “controllare pienamente, e quindi senza limiti, l’attività della società mista, compresa quella che svolge il socio privato”,  a cui hanno fatto seguito dei modi di fare elusivi e ostruzionistici da parte di San Giorgio e Tri.Com. spa.
Quindi, il consiglio comunale di Polignano a Mare, anche sulla scorta del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Fasano in data 6 novembre 2008 per la rimozione in autotutela della concessione, “delibera di concludere il procedimento dichiarando la decadenza del rapporto concessorio (…) per le evidenti ragioni di interesse pubblico, e di grave inadempimento del soggetto concessionario” (cioè Centro TriCom spa e San Giorgio spa, ndr).
Fin qui, tutto fila liscio, fino a quando la Tri.Com spa non decide di fare ricorso al TAR di Bari per chiedere l’annullamento, previa la sospensione dell’efficacia, dell’atto preso dal consiglio comunale e di ogni altro atto che faccia riferimento al famoso protocollo d’intesa tra i due comuni di Polignano e Fasano.
Bene, il 27 febbraio scorso, il Tar di Bari “respinge la domanda di sospensiva” avanzata dalla Tri.Com. spa. Che significa?
La decisione del TAR dimostra come le motivazioni che hanno portato il Comune di Polignano a Mare a revocare la concessione alla Tri.Com. sono vere, fondate e supportate da riferimenti giuridici.
Vi chiederete: e Fasano ha fatto una delibera di consiglio comunale per rescindere il contratto con la TriCom? Il problema è stato affrontato a viso aperto com’è accaduto a Polignano?
Se ci affidiamo alle parole del nostro assessore alle Risorse Finanziarie, pare proprio di sì; infatti, l’assessore Zaccaria dopo il nostro articolo dell’agosto scorso nel quale consigliavamo di risolvere la vicenda facendo ricorso all’autotutela, nel consiglio comunale del 2 settembre ’08, dichiarò che la vicenda Tri.Com era ampiamente conosciuta e monitorata e che “non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente”.
Confortati da queste parole ci sentiamo più tranquilli, monitorati e sereni. Peccato che i controlli e monitoraggi quotidiani dell’amministrazione comunale sono serviti a ben poco e, soprattutto non sono bastati a porre fine a questa storia.
Infatti, mentre l’assessore rassicura, l’avvocatura comunale, il dirigente ai servizi finanziari e il Sindaco Di Bari tornano a scrivere (il 19 febbraio scorso, ndr) alla “nuova” Tributi Italia spa e alla solita Tri.Com. spa non per fare le presentazioni di rito, ma per comunicare a lorsignori che alla data del 31 dicembre 2008 risultano non riversati nelle casse comunali le somme derivanti dai tributi locali, per un totale di soli €. 3.144.132,48 (circa 6 miliardi delle vecchie lire, ndr), oltre all’omessa consegna della banca dati dei tributi locali (richiesta già a novembre ’08 e di proprietà del Comune) e degli estratti dei conti correnti postali, portando, di fatto, ad una impossibilità di esercitare il potere di controllo.
Queste situazioni, le avevamo già ampiamente trattate in un articolo pubblicato l’agosto scorso, suscitando le ire della San Giorgio-Tri.Com., che per tutelare la sua “immagine” è passata alle vie legali.
Il problema vero è che, nel momento in cui questo numero di Osservatorio va in stampa, la TriCom deve ancora al Comune di Fasano 2 milioni e 984 mila euro! Nel frattempo, infatti, bontà sua, ha inviato un versamento di circa 160 mila euro.
Per la parte restante, ha proposto un piano di rientro articolato in cinque rate: 500 mila al 30 marzo, 500 mila al 15 aprile, 650 mila al 30 aprile, 650 mila al 20 maggio e 684 mila (più interessi maturati) al 10 giugno 2009.
Ci si chiede: una volta recuperati i suoi soldi, il Comune di Fasano avrà il coraggio, nel supremo interesse dei cittadini, di mettere alla porta questa società? Secondo fonti attendibili, sul nostro Municipio si attende l'esito del giudizio amministrativo avviato dal Comune di Polignano a Mare . . .
Questo, ad oggi, il quadro completo della vicenda.

18 marzo 2009

Polignano ha detto addio alla TriCom. E noi?

Articolo pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 2 di Febbraio 2009

Paese che vai, usanze che trovi. Il famoso detto popolare si dimostra quanto mai attuale nella vicenda cittadina in materia di tributi e azioni istituzionali, per non parlare di misteriosi “problemi politici interni” che portano gli enti locali ad agire in modo differente.
Ma cerchiamo di andare per ordine.
L’oramai nota vicenda politica della riscossione dei tributi, che vede al centro la società mista Tri.Com. spa, giunge al capolinea.
Le somme mancanti sono state recuperate, il consiglio comunale ha deciso di andare dritto per la sua strada, gli atti sono stati trasmessi alle autorità competenti e tutti i legami intercorsi tra il Comune e la società sono definitivamente chiusi.
Il Comune in questione, però, non è quello di Fasano, ma quello di Polignano a Mare, socio pubblico della Tri.Com spa per una quota del 46% del capitale sociale.
L’altro comune che detiene il 5%, Fasano, non ha invece dimostrato la stessa voglia di andare avanti in questa “battaglia”.
Sarà perché a Polignano esistono amministratori responsabili e attenti al futuro della città? Questo non possiamo certo dirlo noi, ma sicuramente si può affermare che l’amministrazione comunale polignanese (centrodestra) ha dato concretezza alle azioni che da mesi vengono scritte su carta.
Per capire quali sono stati i motivi di tale scelta, abbiamo ascoltato Angelo Bovino, sindaco di Polignano a Mare, che cortesemente ci ha rilasciato un’intervista esclusiva.
“Le inadempienze registrate nel tempo e i ritardi nei riversamenti dei tributi nelle casse comunali da parte della San Giorgio spa – spiega il dott. Bovino ad Osservatorio – hanno portato non pochi disagi e preoccupazioni. A seguito di ciò, abbiamo monitorato costantemente la situazione, anche sulla scorta di altre vicende simili che nel frattempo si stavano verificando in altre città italiane. Insomma, in un periodo di crisi come questo, non potevamo certo esporre le casse comunali a un rischio. Così, abbiamo deciso di correre ai ripari e mettere la parola fine a questa storia, caratterizzata da inadempienze, disservizi, carenze e, soprattutto, scelte politiche poco chiare”.
Come siete giunti a questa decisione?
“Già nel Natale 2007 ci siamo occupati del problema con un consiglio comunale monotematico per elaborare un documento comune, votato all’unanimità e che fu interamente costruito in aula, al fine di comprendere il presente e il futuro della riscossione tributi nel comune di Polignano a Mare, e inoltre per mettere a nudo tutte le inadempienze e anomalie che si nascondevano dietro la nascita di questa società mista”.
I Comuni di Polignano e Fasano sono la parte pubblica della società mista Tri.Com. Qual è il rapporto tra i due enti?
“Con il Comune di Fasano c’è sempre stata una forte unione d’intenti e un ottimo rapporto di cordialità. A Fasano ho molti amici e credo che le due città debbano continuare ad avere un rapporto di stima reciproca.
Fino a quando è stato possibile, tra i due comuni c’è stata un’azione sinergica, sfociata nel protocollo d’intesa (sottoscritto il 7 novembre 2008, ndr) per chiedere la risoluzione del contratto in autotutela.
Subito dopo, è stato convocato un consiglio comunale che ha deliberato la ferma volontà nel proseguire su questa strada.
Con profondo rammarico, devo dire che l’opposizione (centrosinistra) ha preferito il silenzio, dimostrando una scarsa attenzione al futuro della nostra città, forse anche per nascondere colpe politiche del passato che ci hanno portato in questa situazione.
Fasano, invece, si trova in una situazione ben diversa dalla nostra, a causa di scelte differenti dettate da problemi politici interni (sic!, ndr) sotto l’aspetto dei servizi, dei livelli occupazionali e delle somme che deve ancora ricevere dalla S. Giorgio spa. Una realtà che non spetta certo a me giudicare.
Comunque, l’intesa con il Comune di Fasano risultava quanto mai necessaria, perché siamo entrambi soci della Tri.Com. spa, e come parte pubblica dovevamo agire in sintonia per capire le cause che hanno portato la struttura a scricchiolare”.

A cosa si deve, secondo Lei, questo “scricchiolio” della Tri.Com?
“In primis, la San Giorgio spa assicurava il denaro versato dai cittadini sui suoi conti, con una fideiussione che, in pratica, garantiva i fantasmi (sic!, ndr).
Altro dato critico riguardava la cessione del 5% del capitale sociale al comune di Fasano, che non doveva essere ceduto dal socio pubblico (Comune di Polignano a Mare, ndr) ma dal socio privato (San Giorgio spa, ndr). Tutto questo, in modo da garantire una maggioranza pubblica certa che, purtroppo, col tempo, si è dimostrata solo nei numeri.
Infatti, la società Tri.Com. è stata architettata in modo da garantire una maggioranza pubblica dal punto di vista azionario, ma in termini gestionali e decisionali era il privato quello che deteneva il potere. Non a caso, nel consiglio di amministrazione era il socio privato a detenere la maggioranza.
Insomma, un percorso astuto per diminuire l’autonomia degli enti pubblici e lasciare tutto in mano al socio privato, dimostrando la “pessima” intuizione da parte degli amministratori comunali che hanno condotto questa operazione.”

Quindi, par di capire che Lei non crede nelle società miste!
“Le società miste pubblico-privato si possono fare, io sono stato un precursore in questo, ma tutto dipende dal “come” si fanno.
E’ ovvio che si può incorrere in errori, imprevisti, ma qui siamo davanti a delle scelte sbagliate, ben architettate, pensate e volute.
Per questo, la nostra azione amministrativa è stata sin da subito decisa verso uno sblocco del disservizio, un recupero delle somme non versate nelle casse comunali e una garanzia verso un servizio tributi di qualità e nel massimo rispetto delle tasche dei cittadini.”

Come giudica l’esperienza Tri.Com.?
“Io non ce l’ho con la San Giorgio, ora “Tributi Italia”, perché è un’azienda privata che opera nel settore a livello nazionale, fa i suoi interessi e cerca di fare del suo meglio.
Però, se tale azienda mette a repentaglio la sicurezza economica della città, procura un disservizio e compie una serie di inadempienze, allora, è chiaro che per me diventa un “nemico” da contrastare.
Tengo a ribadire, però, che i veri nemici dei cittadini sono stati quelli amministratori che hanno attuato scelte scellerate e pericolose, architettate ad arte per creare questa situazione, e che oggi preferiscono il silenzio o si fingono indifferenti ed ingenui.
Uomini politici che hanno assunto delle scelte contro la città, meritano di non ricoprire più nessun incarico pubblico, perché con le loro azioni si sono dimostrati dei veri e propri pericoli pubblici”.

Cosa prevede il futuro?
“Al momento, la San Giorgio spa ha impugnato il nostro atto consiliare con il quale si chiudono tutti i rapporti, perché secondo loro non sussistevano le ragioni per intraprendere una scelta così drastica.
I motivi che avvalorano la nostra scelta sono tanti, ma basterebbe dire che in questi anni è venuto a mancare un rapporto fiduciario tra i soggetti, tanto da non giustificare più alcun tipo di collaborazione.
Inoltre, mi preme dire che su questa vicenda è in corso un’indagine della magistratura, verso la quale nutro fiducia e profondo rispetto. Mi auguro che i magistrati facciano fino in fondo il proprio lavoro, accertando tutta la verità e le eventuali responsabilità.
Per quanto riguarda la gestione del servizio tributi, la nostra città ha intrapreso la strada dell’internalizzazione, con tutte le difficoltà connesse a tale scelta e stiamo lavorando per garantire sicurezza nei pagamenti, un corretto servizio di riscossione e maggiore efficienza agli sportelli.
Un percorso difficile, ma che va fatto per rispetto alla città, al futuro del territorio e di tutti i cittadini onesti che con le loro tasse contribuiscono al miglioramento della collettività.”


Le parole del Sindaco Bovino ci fanno tirare un sospiro di sollievo, perché cominciavamo a pensare che fossimo noi i visionari che per mesi hanno parlato del forte rischio a cui sono state sottoposte le casse comunali e delle scelte politiche scellerate che ci hanno condotto in questa situazione.
In questo scenario, mentre la città di Domenico Modugno ha messo le ali, decidendo di Volare via da questa vicenda, il Faso, con le sue ali rattrappite, resta fermo e immobile. Salvo smentite!

14 marzo 2009

Rifiuti ed energia: innovative soluzioni nel rispetto dell’ambiente

Ricevo e pubblico dall'Associazione "Nuova Città Futura" di Monopoli il seguente invito per la conferenza

Con il patrocinio del Comune di Monopoli  l’Associazione

 

Progetto Città Futura

 

organizza all’HOTEL CLIO alle ore 17,00 del 19.03.2009 il convegno:


Rifiuti ed energia: innovative soluzioni nel rispetto dell’ambiente”.


Sono ancora impresse negli occhi di tutti le immagini poco edificanti dei cumuli di rifiuti in Campania. Ciò che è successo in quella regione, si dice non possa succedere in Puglia. Sta di fatto che la Magistratura è sempre più concentrata sullo stato dell’arte dei rifiuti sul territorio regionale pugliese, in perenne emergenza, procedendo a sequestri e imposizioni di chiusure di discariche, termovalorizzatori etc. Il Decreto Ronchi, del febbraio del ’97, già stabiliva come avrebbe dovuto essere gestito il ciclo dei rifiuti, spostando l’attenzione dalla logica dello smaltimento indifferenziato alla logica di una gestione ambientalmente sostenibile, anche alla luce delle numerose direttive europee, ponendo come priorità la prevenzione, il riutilizzo e la riduzione a monte dei rifiuti. Oggi è pertanto diventato importante ed imprescindibile perseguire tre obiettivi qualitativi: la protezione dell’ambiente nelle attività di recupero e smaltimento dei rifiuti; la cooperazione tra pubblico e privato (per es. attraverso una massiccia raccolta differenziata) e l’applicazione del principio “chi inquina paga”. Quindi, fermo restando che non si possono più creare discariche per accogliere rifiuti solidi urbani tal quali, perché lo impongono le norme comunitarie e nazionali, l’attenzione degli operatori, e non solo, si sta spostando sugli impianti e le nuove tecnologie deputate, non solo a smaltire correttamente i rifiuti ma a ricavarne   preziose fonti di energia. In tale quadro, uno degli aspetti più importanti è rivestito dal cosiddetto processo di compostaggio. Durante il Convegno, sarà spiegato come oggi vi sia, a livello mondiale, una tecnologia basata su microrganismi messa a punto dal Prof. Teruo Higa, che ha risolto in modo eccellente tutte le problematiche legate al processo di stabilizzazione biologica aerobica delle biomasse umide, di composizione prevalentemente organica. Altro rilevantissimo aspetto per il corretto smaltimento dei rifiuti, è rappresentato dalla cosiddetta termodistruzione dei rifiuti ed in particolare della frazione secca. Come è noto, gli effetti collaterali derivanti dalla termodistruzione sono quelli legati a cosa e come viene termodistrutto ed all’emissione di diossina in atmosfera, con tutte le conseguenze negative del caso. Anche in questo ambito, durante il Convegno, gli illustri Relatori della Matrix Strategic Solutions avranno modo di presentare un innovativo processo tecnologico, finalizzato non solo al trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati, ma a ricavarne energia nel totale e pieno rispetto dell’ambiente. L’avvio quasi imminente dell’ATO BA5, quindi, dovrà fare necessariamente i conti  con l’attuale situazione in ordine agli impianti esistenti e a quelli che potranno contribuire in modo efficiente ed efficace al trattamento e smaltimento dei rifiuti e, perché no, al recupero di preziosa energia attraverso tecnologie assolutamente rispettose dell’Ambiente in cui viviamo.


Pertanto, lieto di averLa quale gradito ospite, Le porgo i più cordiali saluti.

 

                                                                                                  Il Presidente

                                                                                      Avv. Filippo Grattagliano


Documenti allegati:

Copia dell'invito e alcune informazioni utili sul tema

 


7 marzo 2009

Il territorio pulito che sogniamo



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio, n.1 Gennaio 2009

“In questo campo non possiamo restare indietro: tutti i comuni stanno dando molta attenzione al problema dell’energia. Credo che il 2009 per il Comune di Fasano sarà decisivo per la programmazione nel campo energetico”.
Queste parole del sindaco Lello Di Bari, apparse nel numero scorso di Osservatorio e che tracciano in modo chiaro le volontà politiche dell’attuale amministrazione comunale nel portare avanti un piano energetico che prenda in considerazione anche l’avvio di un impianto che produca energia elettrica alimentata con olio di palma.
A tal proposito, vi è già una richiesta presentata dalla “Green Energy” per la costruzione di una centrale da 140 Megawatt nella zona ASI di Pezze di Greco.
Una proposta, che sta sollevando critiche e preoccupazioni da parte degli operatori turistici locali, delle associazioni ambientaliste del territorio e delle tante onlus operanti nel settore sanitario: tutte, presto, saranno chiamate a porsi per lo meno delle domande in merito ai rischi che un impianto di questo tipo potrebbe rappresentare per la nostra città.
Quindi seguito, riportiamo integralmente la nota sottoscritta dal Consorzio Turistico “Puglia D.O.C.” e dall’associazione onlus “The Wall”, i cui componenti si sono riuniti nei primi giorni del nuovo anno a Masseria San Domenico per esaminare la questione della possibile realizzazione di una centrale elettrica a Fasano.
L’associazione “The Wall”, nata circa un anno fa, vede riuniti agricoltori, associazioni di categoria, artigiani, professionisti, liberi cittadini e operatori turistici, impegnati nella tutela ambientale e paesaggistica del territorio.
“Sogniamo una Savelletri con un porticciolo turistico a levante che possa accogliere in tutto non più di altre 200 imbarcazioni, che non sia invasivo e che valorizzi Savelletri e che faccia tornare il sorriso sulla bocca dei pescatori con un opportuno dragaggio dei fondali e con servizi quali pompa di carburante ed efficienti depositi per lo smaltimento degli oli esausti.
Sogniamo banchine attrezzate con graziosa lega navale e passerelle in mogano marino.
Desideriamo creare attrattive si shopping e boutiques sulla falsariga di Capri-Portofino.
Sogniamo un turismo di qualità, non d’èlite (i ristoranti fasanesi anch’essi hanno dimostrato di seguire l’impronta della qualità, salendo di tono negli ultimi 15 anni).
Sogniamo una zona costiera pulita, attrezzata ed ordinata, sulla falsariga di quella tra Egnazia e Savelletri, ma appunto dotata di parcheggi a monte ed essenze mediterranee e comode passerelle per raggiungere la zona costiera a piedi o in bicicletta.
Sogniamo di perorare e risolvere la causa delle meravigliose Dune millenarie a mare tra Torre Canne e il Comune di Ostuni che, nonostante la zona SIC, stanno colpevolmente (da parte di tutti noi) subendo una disastrosa erosione.
Esistono brevetti di multinazionali spagnole che riescono a risolvere il problema (abbiamo documentazione fotografica).
Sogniamo di fruire tutti, dunque, in maniera ecologica, con i servizi igienici realizzati in legno e/o materiali ecocompatibili nei 2-3 chilometri di spiagge retrostanti le predette Dune, fasanesi e turisti, del mare più bello.
Sogniamo di organizzare eventi fieristici per coniugare al meglio le forze produttive del paese e con workshop internazionali farle conoscere al mondo (agricoltura – turismo – artigianato – servizi, sulla scia della Fiera di Abril di Siviglia).
Abbiamo contenitori culturali quali l’Abbazia di San Lorenzo e cave varie nelle quali realizzare anfiteatri.
Sogniamo semplicemente di valorizzare a livello culturale la sinergia Egnazia – insediamenti rupestri, recuperando al meglio e al massimo questi ultimi e di realizzare piste ciclabili al mare e soprattutto tra i nostri “unici al mondo” ulivi secolari millenari e secolari della piana di Fasano ed Ostuni senza, per favore, la presenza di orridi e fetidi tir che trasportino olio di palma o quant’altro a centrali elettriche che daranno posto di lavoro a 20 persone e lo toglieranno a svariate centinaia che lo trovano già nel turismo, nell’agricoltura, nell’artigianato o nell’edilizia oggi già connessi.
Sogniamo strade pulite e non con fogli di eternit accatastati nelle strade di campagna accanto ad eccellenti produzioni orticole ed olivicole.
Sogniamo un rilancio delle nostre zone collinari con servizi di qualità (Spa, circoli sportivi, carine case da thè) in quell’amenità che ancora miracolosamente conserviamo nonostante grezzi di costruzioni fermi da vent’anni che non vengono né rimossi, né condotti a termine.
Signor Sindaco, abbiamo cercato un confronto civile con la sua Giunta, vi abbiamo rivolto poche e semplici richieste che sono cadute nel nulla.
Cosa ne penserebbe la nostra regione di un qualcosa di così inadeguato come una centrale elettrica a ridosso di centri abitati come Pezze di Greco e Pozzo Guaceto e nel bel mezzo di gioielli dell’architettura e della storia come: Salamina, Abbazia San Lorenzo, Signorello, la Cirasina, Borgo San Marco, Abate Risi e, appena più in là, San Domenico, Torre Coccaro, Torre Maizza, Don Luigi, la Minerva, Brigantino, Marzalossa e, soprattutto, la piana degli ulivi millenari e secolari, il Consorzio Agroalimentare e i famosi orti fasanesi?
Che coerenza avrebbe la legge regionale che sancisce la tutela degli uliveti monumentali?
Che coerenza costituzionale avrebbe la delibera dalla maggior parte di Voi attuali amministratori emendata nell’ottobre 2002?
Vi rendete conto che gli olivicoltori fasanesi, quest’anno, saranno gravati da pensanti passivi per la persistente e difficilmente reversibile crisi del mercato oleario?
Vi rendete conto che l’eccellente produzione orticola che rende famoso il nostro paese necessita anch’essa di ausilio e supporto?
Perché non far funzionare al meglio il nostro Consorzio agroalimentare creando marchi DOP sia per l’olio, sia per gli ortofrutticoli, magari in sinergia e in concerto con gli eccellenti manager turistici locali che hanno dimostrato di essere capaci di porsi all’attenzione di tutti i media a livello internazionale?
Cerchiamo, allora, civilmente e per il bene comune del paese, che siamo convinti avrebbe ricadute disastrose sul lavoro futuro dei nostri giovani se il nostro sogno fosse infranto, un confronto costruttivo, magari con una conferenza stampa aperta ai cittadini ed alla stampa, di stabilire insieme un fattivo e produttivo sviluppo di questo paese che ci è stato consegnato già bello da uomini del calibro di Aquilino Giannaccari, Gianmatteo Colucci, Gastone Ballotta e dai Melpignano ai Muolo a tutti noi che, in maniera più o meno incisiva, ne abbiamo decretato il successo con il nostro amore.
«. . . A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti, o Piendimonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta . . .»
Fasano merita che sia la regione intera, la nazione e il mondo a decretare quale sia il suo destino.
Facciamolo decidere a tutti coloro che la amano, compresi gli stranieri che sono venuti fiduciosi ad investire i loro soldi in questo paradiso.
Sogniamo un paese dove l’azzurro del cielo e del mare possano rimanere tali e attraverso lo sviluppo di quello che faticosamente è stato realizzato fino ad oggi, di un drappello di uomini che non vengono rispettati, i giovani possano continuare a sorridere fiduciosi nel lavoro e a non temere dinieghi alle loro richieste.
Sì, sogniamo un territorio con magari altri campi da golf, altre masserie hotel, energie rinnovabili e a zero impatto ambientale e paesaggistico quali il fotovoltaico e non le centrali elettriche; per questo ci dichiariamo più che disponibili ad una concertazione, perché questo meraviglioso paese merita ben altro impegno e rispetto.
Immagina che, invece, ci sia una delibera comunale positiva sulla centrale e che questa gente “incazzata a ciuccio” per il mazzo che si è fatta tra mutui, P.O.R. e . . . gentili dinieghi delle banche, adisca con i migliori professionisti italiani le vie legali e chieda “legittimi” risarcimenti, forti di una delibera del 2002 . . . e che il Comune un giorno debba rifondere di svariate decine di milioni di euro imprenditori e collaboratori?
Ma, se qualcuno non avesse ancora capito e ne diamo volentieri documentazione, com’è stata data già a Lei, caro Sindaco, lo vogliamo capire o no che la nostra è tra le più belle e invidiate zone turistiche al mondo?
Atteso il successo già riscontrato, è così difficile capire che questo sta interessando tutte le categorie produttive (edilizia, artigianato, agricoltura). Perché interrompere questo circolo virtuoso?
Forse sarebbe più proficuo che il sogno già concreto al 70% . . . si realizzasse?
Immagina che la centrale insista su un terreno a meno di 500 metri da una lama e che, sebben gestita nel migliore dei modi (bah!?), accidentalmente, qualcosa di nocivo penetri nella falda?
Cosa accadrebbe, infatti, se quella centrale si realizzasse? Davvero non interessa che ci siano ricadute gravi sull’occupazione?
Parliamone civilmente e con uno sguardo, viva Dio, al bene comune della nostra città, in una conferenza, invitando tutte le forze politiche del paese, quelle imprenditoriali e quelle dei lavoratori, ascoltando i pareri dei più autorevoli economisti, paesaggisti ed ambientalisti a livello nazionale, cosa per la quale siamo già attivi.
Tutti coloro che intendono apportare il proprio contributo possono farlo all’indirizzo email associazione_thewall@libero.it, perché il futuro passa anche dalle nostre mani”.
Nella lunga nota si fa riferimento ad una delibera di consiglio comunale risalente al lontano 2002, quando il massimo consesso cittadino (e da allora circa il 50% dei consiglieri è rimasto invariato, ndr) deliberò di “dare atto dell’incompatibilità ambientale e territoriale dell’impianto per la produzione di energia elettrica da 10 MW alimentato con combustibile ecologico e di ulteriori ed altri ad esso assimilabili (. . .) di adoperarsi a contrastare qualunque forzatura che possa pervenire dalle sedi istituzionali competenti (nazionale, regionale e provinciale) atta a sostenere e favorire l’insediamento del termovalorizzatore, di inceneritori e/o altri impianti di combustione assimilabili e non”.
E, infine, di “notificare la presente deliberazione alla Regione Puglia, alla Provincia di Brindisi, al SIRSI, alla Sovrintendenza di Bari, chiedendone l’applicazione in tutti i futuri atti e provvedimenti amministrativi”.
Ora, nel corso della riunione tenutasi a San Domenico, dalla quale è scaturito il documento che bbiamo pubblicato, i partecipanti si sono chiesti perché la maggior parte di quei consiglieri comunicali che avevano espresso la volontà di non far realizzare una centrale elettrica a Fasano, adesso hanno cambiato opinione?
Comunque, ferme restando le volontà dell’una e dell’altra parte, diviene ora più che mai necessario un percorso comune che veda pubblico e privato discutere insieme per il bene dell’intera collettività.

Documenti correlati:

- 19 settembre 2008: Energie rinnovabili: discutiamone insieme!
- 27 settembre 2008: Centrale elettrica a olio di palma: intervista al prof. Achille Remo Renzetti
- 7 ottobre 2008: Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

3 febbraio 2009

Siamo sempre in leggera controtendenza . . .



In America, il neo Presidente Barack Obama accetta con "tristezza e rammarico" l'abbandono dell'incarico da parte di 3 neoministri per aver avuto qualche problemino con il fisco.

1. Timothy F. Geithner: problemi con il fisco per circa 34.000 dollari di tasse relative all’assistenza sanitaria e ai contributi pensionistici.

2. Nancy Killifer: per non aver pagato i contributi alla colf per un anno e mezzo.

3. Tom Daschle: evasione fiscale e risarcimento delle casse americane con circa 140 mila dollari.

I tre politici chiamati in causa giustificano la loro scelta come una forma di rispetto verso il popolo americano e per evitare critiche e problemi ai piani molto ambizioni del Presidente Obama.

Noi, poveri italiani, siamo in leggera controtendenza: abbiamo un sottosegretario accusato da diversi pentiti che non si pone neppure il problema delle dimissioni, un parlamentare eletto  nelle file degli italiani all'estero in modo irregolare che a lasciare la poltrona non ci pensa neppure lontanamente.

In fondo, noi abbiamo solo qualche parlamentare condannato in via definitiva (leggi l'elenco) che siede in Parlamento tranquillo e beato, mica i gravissimi reati finanziari americani.

Ma la cosa più grave è che la stampa italiana si occupa della vicenda americana parlando di scivolone, crisi e ostacoli per la carismatica figura di Barack Obama, come se problemi di questo genere in Italia fossero inesistenti o già risolti da tempo.

La cosiddetta informazione perchè non racconta agli italiani che noi siamo messi molto peggio? Che gli scivoloni di Obama da noi sono stati sempre la normalità, anzi, un punto in più sul curriculum personale da spendere nella carriera politica? Che in America si danno le dimissioni in rispetto del popolo e, da noi, abbiamo solo silenzio, normalità e assuefazione?

Anzi, se in Italia qualcuno si azzarda a raccontare quali sono i problemi giudiziari di questo o quel parlamentare viene additato come fazioso, volgare, controinformatore, antipolitico e, magari, disonesto.

Eh sì, d'altronde basta guardare i diversi comportamenti di Obama e Berlusconi in pubblico, per capire che l'Italia è sempre in leggera controtendenza.

Ah, les Italiens!


31 gennaio 2009

"I bisognosi di Ostuni pesano di più": risponde il dirigente del Comune di Ostuni

In merito al mio articolo "I bisognosi di Ostuni pesano di più", pubblicato sul numero di novembre 2008 del mensile Osservatorio, risponde con una lettera al direttore della testata, il Coordinatore dell'Ufficio di Piano dell'Ambito Territoriale Sociale e dirigente settore servizi sociali del Comune di Ostuni, dott. Antonio Minna.

Ecco il testo della lettera apparsa nel numero di dicembre 2008:

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l'articolo I bisognosi di Ostuni pesano di più, a proposito della erogazione dell'assegno di cura alle persone non autosufficienti dell'Ambito Territoriale Sociale.
Lo sottoscrivo in gran parte, condividendo alcune perplessità sollevate e lo "spirito" pungolatore che deve assolutamente appartenere ai giornalisti locali.
Ma alcune precisazioni mi sembrano doverose.

Le risorse per l'assegno di cura, previste dal bando nel 2007 pari a 309.980 euro, come da voi correttamente riferito, sono state incrementate in un primo tempo con un finanziamento supplementare della Regione (110.000 euro), e poi con altre risorse del Piano di Zona, fino a raggiungere la cifra attuale di circa 740.000 euro.
Ad oggi, sono il liquidazione 73 contributi, ai quali se ne aggiungeranno nelle prossime settimane circa altri 60, rispetto ai circa 1.300 richiedenti.
Una goccia nel mare, evidentemente!

Perchè vi siano meno fasanesi in testa alla graduatoria, francamente, non saprei dire: è una cosa che potremmo approfondire, anche se ritengo non sia questo il punto centrale.
Dice bene il giornale affermando che non si possono ipotizzare manomissioni alla graduatoria generale, frutto della pura e meccanica integrazione fra le graduatorie comunali, anche se poi si contraddice ventilando il sospetto che abbia influito negativamente l'asserita capacità gestionale del Comune di Fasano rispetto ad Ostuni.

Tra l'altro la gestione della graduatoria di Ambito è interamente affidata al Comune di Cisternino e non ad Ostuni.

A me pare che le questioni più rilevanti sollevate dall'articolo siano due: pochi beneficiari sui 1.500 richiedenti, che fine fanno le altre persone? Ed ancora: come e da chi è valutata la non autosufficienza?

La prima questione: purtroppo gran parte del peso continua a ricadere sulle famiglie.
Come è noto, il Fondo Nazionale per la non autosufficienza, istituito solo da quest'anno (governo Prodi), comincia già a non avere certezze per il futuro (con la finanziaria di quest'anno).
La Regione Puglia ha approvato recentemente le linee guida per l'intervento specifico e nei prossimi mesi saranno assegnati agli Ambiti i fondi e potranno partire i nuovi bandi.
Di sicuro continuerà ad esserci uno scarto notevole tra richiedenti e beneficiari, perchè le risorse disponibili restano sempre pur poche.
Il Piano di Zona ha previsto anche progetti per disabili gravi ed a giorni partiranno i relativi bandi, con una disponibilità di circa 200 mila euro.

La seconda questione mi sembra ancora più pregnante.
Quella della valutazione socio-sanitaria della non autosufficienza apparve sin da subito come una questione cruciale.
L'Ambito ha impiegato inutilmente parecchi mesi per trovare la collaborazione dei medici di famiglia, nel tentativo di arrivare per ogni singolo caso a una valutazione congiunta con l'Assistente Sociale.
L'incontro convocato insieme al Distretto sanitario con i medici di Fasano, per esempio, il 19 dicembre dell'anno scorso, andò deserto.
Per questio decidemmo di scindere la procedura di valutazione: l'Assistente Sociale comunale ha infatti visitato tutte le famiglie interessate, per verificare e confermare i dati dichiarati nella domanda dalle famiglie.
Al medico di famiglia è stato chiesto di completare una scheda per indicare il grado di non autosufficienza del suo paziente.

Le verifiche, quindi, sono state fatte, anche se, ne siamo consapevoli, qualcosa non ha funzionato.

Di sicuro ne faremo tesoro per il prossimo bando, perchè l'esperienza ci servirà per migliorare il meccanismo.

12 gennaio 2009

Il giornalista Carlo Vulpio presenta a Fasano il suo libro "Roba Nostra"

Versione integrale dell'articolo apparso sul mensile Osservatorio nel numero di Dicembre 2008



“E’ più preoccupante un pizzino di Provenzano o un pizzino di Latorre a Bocchino?”
Comincia con questo dubbio amletico la presentazione del libro “Roba Nostra” del giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio, organizzata dal Circolo della Stampa “Secondo Adamo Nardelli” di Fasano lunedì 24 novembre nella Sala di Rappresentanza a Palazzo di Città.
L’incontro, dal titolo “Il malaffare eletto a sistema”, è stato un momento di riflessione attraverso le pagine del libro di Vulpio, su quell’intreccio politico-affaristico che troppo spesso stringe nella morsa le regioni del centro sud Italia.
La ridente Basilicata, i rifiuti pugliesi, i rigassificatori nella Valle dei Templi in Sicilia, i tanti finanziamenti europei in Calabria, sono solo alcuni degli argomenti trattati in “Roba Nostra”.
Un libro, così come lo descrive il presidente del Circolo della Stampa Franco Lisi, che dimostra come in Italia non ci sia un netta divisione tra controllore e controllato, dove la rete del malaffare s’intreccia con le istituzioni.
In questo libro che appare quasi un romanzo, sottolinea la giornalista Paola Guarini, i fatti sono esposti in modo appassionante ed intrigante, con colpi di scena e momenti di suspense, ma tutti tremendamente veri.
Il saluto della città viene portato dal Sindaco di Fasano, Lello Di Bari, che nel ringraziare l’autore per la sua presenza e testimonianza giornalistica, rimarca il forte bisogno di portare nelle istituzioni un maggiore senso della legalità.
Spetta così all’autore raccontare come nasce “Roba Nostra”, che non stenta a definire una vera e propria assicurazione sulla vita.
La prefazione del libro è affidata a Marco Travaglio, giornalista che collabora con l’Unità, Repubblica, L’Espresso, MicroMega, autore con Pino Corrias e Peter Gomez del blog www.voglioscendere.it ed ospite fisso della trasmissione di Michele Santoro, AnnoZero.
“Nessuno, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo”, scrive Travaglio nella sua prefazione, infatti, l’autore di “Roba Nostra” entra nella tela politico-istituzionale del malaffare per descrivere con scrupolosi dettagli quelle che sono le strategie per ricevere finanziamenti dall’Unione Europea da milioni di euro che scompaiono nel nulla, le inchieste scottanti del PM Luigi De Magistris e tutta gli sviluppi relativi al suo “allontanamento” dalle inchieste, per arrivare alle intercettazioni telefoniche dei giudici e investigatori che indagano, messi sotto controllo da giudici ed investigatori indagati.
Intercettazioni che non risparmiano neppure i giornalisti, tra cui lo stesso autore del libro, “legalmente” intercettato per conto della Procura di Matera, perché indagato assieme ad altri 4 giornalisti ed un capitano dei carabinieri, per “Associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, con il concorso morale esterno di uno degli associati” (sembra un’accusa fatta su misura,ndr), questo perché Vulpio e gli altri seguivano con attenzione il caso delle "Toghe lucane" di De Magistris.
“Roba Nostra” parla anche della Puglia, delle inchieste sullo smaltimento dei rifiuti nell’alta Murgia a base di fanghi contenenti alte percentuali di cromo.
Insomma, un libro a 360 gradi, dove l’autore disegna uno ad uno i tratti della magistratura lucana, le inchieste del PM De Magistris, le decisioni politiche nel bloccare questi indagini, i misteri che circondano dopo molti anni le morti di giovani adolescenti, affaristi che s’improvvisano “uffici di collocamento”, politici conniventi troppo spesso protagonisti e non solo spettatori silenziosi.
Ma “Roba Nostra” racconta anche il duro lavoro di persone come Clementina Forleo e Luigi De Magistris (due "figure negative", così come li ha definiti Letizia Vacca, vicepresidente della I Commissione del CSM), costretti a non portare avanti le loro indagini giudiziarie per impedire alla prima di continuare l’inchiesta sulle scalate bancarie per via di una "incompatibilità ambientale" e, al secondo, e le indagini sulla magistratura lucana, tanto da essere trasferito da Catanzaro a Napoli.
Tutto questo è “Roba Nostra”, un libro che racconta tante verità scomode che si cerca in tutti i modi di affondare e nascondere, ma che di tanto in tanto ritornano a galla in modo forte e vigoroso, come in questi giorni, perché sembrerà strano, ma in questo Paese c’è ancora tanta gente che non è disposta a rassegnarsi al silenzio.

9 gennaio 2009

Chi è muto, chi parla, chi straparla!


FASANO: Il quartetto cetra del mutismo in Consiglio Comunale


Versione integrale dell'articolo apparso sul mensile Osservatorio di Dicembre 2008


Come ogni anno, Osservatorio dedica al numero di dicembre una veste particolare per tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso.

Così, non volendo tradire le aspettative, tracciamo un utile resoconto numerico del Consiglio Comunale di Fasano, senza soffermarci al solo 2008 ma analizzando i numeri sin dal suo insediamento che risale a circa un anno e mezzo fa.

Sull’onda della lotta ai fannulloni, vediamo qual è il lavoro che in questa consiliatura hanno svolto assessori e consiglieri comunali; unità di misura utilizzata: il numero di interventi fatti in consiglio.

Un modo, questo, per capire quanto i consiglieri di maggioranza e opposizione hanno partecipato ai lavori e chi sono i consiglieri e assessori più attivi.

Cominciamo col dire che in un anno e mezzo di amministrazione Di Bari si sono tenute 20 sedute di Consiglio Comunale, dalle quali abbiamo escluso la seduta d’insediamento.

Il “censimento” parte così dal consiglio comunale del 19 luglio 2007 e termina con quello del 16 ottobre 2008.

Unica nota da segnalare, riguarda il cambio di ruolo tra Dino Arnese e Giuseppe Contento (UDC) che l’11 febbraio 2008 si scambiano i ruoli, assumendo il primo quello di assessore ai Servizi Sociali e il secondo quello di consigliere comunale.

Partendo da questo primo caso, pare che Dino Arnese una volta diventato assessore abbia perso il dono della parola, perché mentre da consigliere comunale è intervenuto in 5 consigli su 10, da assessore, una sola volta su 10. Eppure di cose da dire ce ne sono tante: la storia infinita del nuovo ospedale, l’Ambito Territoriale Sociale e il ruolo strategico (sic!) del Comune di Fasano, ma si vede che l’assessore aveva poco da proferire.

Nella hit parade della Giunta Comunale, sul primo gradino del podio troviamo l’assessore Zaccaria, che tra swap, Tri.Com e bilancio ha avuto molto da raccontare e speriamo che per il nuovo anno si schiarisca la voce, visto che cose da dire ce ne sono ancora tante.

Al secondo posto, il vice Sindaco Scianaro, facendo registrare quasi un intervento ogni 2 consigli comunali, seguito dall’assessore Pagliara, che ha preso parola nel 35% dei consigli comunali.

Il Quartetto Cetra versione muta della giunta, vede come protagonisti gli assessori: Napoletano, Manfredi Mola e Caroli, che ad eccetto del primo, mai intervenuto in consiglio comunale, vede gli altri tutti a quota 1 intervento su 20. Complimenti e in bocca al lupo per il prossimo Sanremo!

Passando al consiglio comunale, il microfono d’oro per i numerosi interventi viene assegnato all’opposizione, con il 61%, rispetto al misero 39% della maggioranza; in media, ogni consigliere di opposizione è intervenuto in 11 consigli comunali su 20, mentre quelli di maggioranza in 5 su 20.

Per i singoli consiglieri, al primo posto troviamo Fabiano Amati, che ha parlato nel 95% dei consigli comunali, seguito a pari merito da Dino Cofano, Giorgio Cofano e Checchino Laterrenia al 90%. Medaglia di bronzo al capogruppo del PDL Gianleo Moncalvo con l’85%, percentuale record nella coalizione di centrodestra, dato che gli altri risultano pressoché ammutoliti.

Ma i vincitori del gioco del silenzio in consiglio comunale, forse molto bravi già a scuola, con zero interventi e campioni assoluti del premio “I muti per Caso”, sono: Angelini Giacomo, Cofano Marco, Colucci Giuseppe, Fanizza Carmine, Masella Francesco e Quaranta Silvio.

In verità, ci sono alcuni che fatto registrare un brevissimo intervento, come il consigliere Damiano Ferrara intervenuto una sola volta per qualche minuto solo a rimarcare la sua fiducia al sindaco nel consiglio comunale sulla vicenda del russo Sergei o come il consigliere Carmine Fanizza, che il 10 settembre 2007 prende la parola per dieci secondi, solo per esprimere un suo parere sulla lettura di un documento o ancora, come il consigliere Silvio Quaranta che nel consiglio del 26 luglio ’07 dice: “Disponibilità e Concretezza: Quaranta Silvio”.

Giusto per dare un’idea, “I muti per Caso” rappresentano con i loro voti gran parte dei cittadini fasanesi, che grazie alla democrazia rappresentativa (sic!) ora sanno che da un anno e mezzo non hanno mai detto una parola in consiglio comunale.

A proposito, per dovere di cronaca va detto che in questa analisi abbiamo volutamente escluso i sì e no delle dichiarazioni di voto, gli inviti a prendere un caffè a microfono spento, le conversazioni telefoniche e i commenti calcistici, ma visti gli orrendi risultati, la prossima volta valuteremo anche questo.

20 dicembre 2008

I bisognosi di Ostuni pesano di più?



Sta facendo discutere i diretti interessati e anche qualche addetto ai lavori la recente attribuzione dell'assegno di cura a persone non autosufficienti e ai loro nuclei familiari, dato a 54 famiglie nell'ambito del Piano di Zona per il progetto "Supporto alla domiciliarità".
Il bando, riferito all'anno 2006, è finanziato con apposite risorse provenienti dall'assessorato regionale alla solidarietà per un importo di euro 218.900, e con quelle provenienti dal Piano di Zona per 91.080 euro, per un totale complessivo di 309.980 euro.
La finalità del progetto, che vede insieme, in un unico intervento, i Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino, è quella di "rimuovere ovvero ridurre l'incidenza che i vincoli economici e il disagio derivante da reddito insufficiente possono esercitare sulla scelta e sulla capacità di un nucleo familiare di prendersi carico, per la parte di competenza, del lavoro di cura di una persona in condizione di fragilità derivante da non autosufficienza, favorendo così il ricorso ai servizi domiciliari e comunitari per prolungare la permanenza del soggetto non autosufficiente nel proprio contesto familiare".
Destinatari di questi contributi economici sono le persone con disabilità fisica, psichica o sensoriale in condizioni di non autosufficienza grave, che vivono da soli, e i nuclei familiari in cui vivano da almeno un anno, alla data del 30-10-2006, una o più persone non autosufficienti per le quali sia possibile una adeguata assistenza a domicilio.
Per rientrare nelle condizioni di ammissibilità, è necessario che l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) del reddito familiare non sia superiore a 40 mila euro, e che il reddito della persona non autosufficiente nell'anno fiscale 2005 non sia stato superiore ai 25 mila euro.
Ovviamente, la graduatoria viene stilata in base ad alcuni criteri espressamente stabiliti dal bando, che privilegia redditi più bassi.
Sono state dunque presentate ben 1.321 domande di cittadini residenti nei tre Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino.
Il dato che lascia perplessi è che a fronte di 493 domande presentate da fasanesi (pari al 37,32%), 462 presentate invcece da ostunesi (34,98%) e 366 da cistranesi (27,70%), sono stati erogati 54 contributi (con assegni da 6.000 a 5.400 euro annui, fino all'esaurimento dei fondi disponibili) così ripartiti: 39 (pari al 72,22%) a richiedenti di Ostuni, 10 (18,52%) a richiedenti di Cisternino e solo 5 (9,26%) a cittadini di Fasano.
Un caso molto singolare, considerando anche che Ostuni ha 32.514 abitanti, mentre Fasano ne ha ben 38.271 (secondo i dati Istat 2007).
Non potendo assolutamente ipotizzare che siano state fatte manomissioni alle graduatorie, perchè ogni Comune attraverso il proprio ufficio dei servizi sociali esamina le singole pratiche attribuendo loro un punteggio che poi determina la classifica finale, viene il sospetto che siano stati usati parametri di valutazione leggermente differenti e un pò discutibili.
C'è infatti chi sostiene che per stilare la graduatoria siano state prese come oro colato le dichiarazioni degli utenti in base alla documentazione presentata.
E si fanno degli esempi: un cieco ha invalidità e accompagnamento, ma può svolgere alcune funzioni della vita che lo rendono autonomo.
Un soggetto con distrofia muscolare, che sta a letto, va invece accudito per tutte le cose essenziali.
Sono state valutate caso per caso queste situazioni?
La risposta pare sia negativa: la verifica dei singoli soggetti sarebbe stata fatta solo a chi è risultato idoneo, e la valutazione è stata effettuata solo sulla base della documentazione clinica (certificato d'invalidità).
Fra chi ha usufruito del contributo risulterebbero soggetti handicappati che vivono da soli con il proprio unico reddito.
Ma come fa un disabile non autosufficiente a vivere da solo?
E' assai improbabile che un soggetto non autosufficiente possa vivere da solo, salvo i casi un cui ci sia un minimo di autonomia.
E nel bando non è prevista la verifica dell'autonomia, ne è stata chiesta una documentazione specifica e aggiornata.
In più, fra coloro che hanno compilato la graduatoria non è prevista la componente medica, che può valutare lo stato di autonomia del soggetto.
A quanto pare, la graduatoria è stata elaborata attraverso un computer in base a semplici parametri: reddito, certificato di invalidità e accompagnamento.
Non è un pò riduttivo? Perchè non sono state verificate concretamente le diverse situazioni soggettive?
Le verifiche sono stae fatte dall'ufficio ai servizi sociali di appartenenza del richiedente.
E' opinione diffusa, che tale verifica non possa farla solamente l'assistente sociale, perchè non ha le competenze professionali per giudicare l'autonomia clinica.
Nella commissione occorrerebbe anche la presenza di un medico.
Quindi, il tutto si è risolto sulla base di un'autodichiarazione del soggetto, previa verifica solo nel caso in cui lo stesso risultava assegnatario dell'assegno di cura.
Ma, per esempio, si dice che non si sia entrati nel merito della verifica dei certificati ISEE.
In qualche caso, pare che alcuni beneficiari, previa opportuna "suddivisione" del domicilio, abbiano potuto usufrire di un cerficato ISEE dal quale risulta solo il reddito del soggetto invalido.
E nessuno in fase di verifica si sarebbe posta la domanda di come possa un soggetto non autosufficiente avere come unico reddito il suo e vivere da solo.
A riprova di come ci sia qualcosa che non funziona nei criteri adottati per la compilazione della graduatoria, si porta qualche esempio.
Un cieco che vive da solo, con ISEE basso, assistito dai familiari, ma che sullo stato di famiglia risulta unico residente, riceve l'assegno.
Un'anziana donna che vive non marito ottantenne e figlia, con ISEE più alto, affetta da demenza senile, e che abbisogna di assistenza 24 ore su 24, non riceve l'assegno.
E come caso clamoroso di esclusione dalla graduatoria si porta quello di un giovane 35enne  affetto da patologia neurologica degenerativa, che non ha nessuno che lo assista e non ha alcun reddito, ma risulta proprietario di una casa perchè gli è stata intestata da alcuni parenti.
Sono comunque situazioni di grande disagio sociale che meriterebbero maggiori attenzioni.
E qui non si vuole discutere chi merita e chi no, ma il metodo con il quale è stata stilata e il modo in cui sono state fatte le verifiche.
Il dramma è che, su una graduatoria di quasi 1.500 persone del distretto sanitario Cisternino - Fasano - Ostuni che abbisognano di aiuto, solo a 54 è stato riconosciuto l'assegno: che fine fanno le altre persone?
Gli aventi diritto al contributo, che oscilla tra i 450 e i 500 euro mensili, sono stati quantificati in base ai soldi disponibili per l'ambito territoriale.
Come già detto, però, c'è una cosa che salta subito all'occhio: la maggior parte dei beneficiari sono di Ostuni. Perché?
Sorge il sospetto che in questa prevalenza ostunese giochi un ruolo il fatto che il Comune di Fasano, purtroppo, per propria incapacità gestionale, abbia totalmente delegato al Municipio della "Città Bianca" le funzioni di Comune capofila del cosiddetto "Ambito Territoriale Sociale".

16 dicembre 2008

SIC Morelli: Fasano guarda e basta!!!

Il 26 ottobre scorso ha preso forma il nuovo Parco Naturale Regionale “Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo”.

La nuova area naturale è stata istituita con la legge regionale n. 31 del 27/10/2006 e presenta al suo interno una zona SIC (Sito d’Interesse Comunitario) e presenta “un’estensione di 1.070 ettari, di cui circa il 70% ricade nel Comune di Ostuni e il 30% nel Comune di Fasano, interessando una fascia costiera di circa 8 km”.

Obiettivo del nuovo Parco sarà quello di offrire ai tanti turisti e visitatori una serie di itinerari da percorrere in bici o a piedi lungo la costa, passando per la zona umida del Fiume Morelli, le masserie fortificate e gli insediamenti rupestri di cui il nostro territorio è particolarmente ricco.

Tra le tappe principale dei diversi itinerari messi a disposizione dei visitatori, vi è il Dolmen di Montalbano, da tempo abbandonato a se stesso e finalmente messo al centro di una sua adeguata valorizzazione.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla tutela dei numerosi ulivi secolari presenti sul territorio, infatti, le aree tra i comuni di Fasano e Ostuni ospitano in numero e dimensioni, i più importanti esemplari di queste “cattedrali naturali”.

Il punto di accoglienza per tutti i visitatori che vorranno trascorrere qualche ora tra i profumi della macchia mediterranea, i colori della terra rossa di Puglia e il caldo fruscio del mare, sarà la ex stazione ferroviaria di Fontevecchia, che nei mesi scorsi è stata interessata da lavori di ristrutturazione per farle acquisire la nuova veste di “Casa del Parco”.

La struttura, oltre ad ospitare gli uffici amministrativi e un box informazioni del Parco naturale, è sede di un punto vendita di prodotti agro-alimentari dell’area Parco ottenuti da agricoltura biologica, è presente un’aula didattica e un’ampia area attrezzata all’aperto per eventi e incontri destinati alle scuole e gruppi di visitatori.

La “Città Bianca”, infatti, è già all’opera da tempo per l’istituzione di un Centro Visite, dove “convergeranno una serie di iniziative frutto del lungo lavoro di progettazione e programmazione svolto dal Comune di Ostuni connessi con la mobilità lenta dei percorsi cicloturistici, con i marchi di qualità ambientale per le strutture turistiche, con i progetti di conservazione dell'area delle dune costiere”.

Tutte le domeniche, da gennaio a giugno, l’assessorato all’Ecologia del Comune di Ostuni, mette a disposizione delle guide specializzate che accompagneranno gratuitamente piccoli gruppi e famiglie, all’interno dell’area protetta.

“Questa volontà di coinvolgimento della popolazione – dice l’amministrazione comunale – punta a rendere coscienti e responsabili i cittadini ostunesi delle risorse del proprio territorio e della ricchezza della quale sono i principali affidatari”.

Il progetto del Parco Naturale Regionale “Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo” vede coinvolti l’Unione Europea, l’assessorato regionale all’Ecologia, il Comune di Ostuni con l’assessorato all’Ambiente e il Comune di Fasano.

Ora, oltre ad alcune riflessioni dettate dal materiale informativo sul progetto, dove non compare mai il Comune di Fasano come promotore di una qualsivoglia iniziativa, è lecito chiedersi: perché Ostuni sensibilizza i suoi cittadini ed è in prima fila nella tutela e valorizzazione del territorio, dolmen di Montalbano compreso, e Fasano risulta latitante?

Una risposta sul differente modus operandi” dei due assessorati lo si evince dal loro modo di comunicare.

Infatti, mentre l’ass. Moro del Comune di Ostuni informa la sua città sulla conversione della “Stazione di Fontevecchia in centro visite del Parco delle Dune Costiere” e relativa “inaugurazione
dell’ itinerario ciclabile della Via Traiana”, il nostro assessore Pagliara è occupato dal 29 agosto ’08 nel far sapere a tutti che il Comune di Fasano per la prima volta si è prodigato in un “
azione d’innaffiamento di tutta la vegetazione nei due viali centrali della nostra località collinare di villeggiatura e turistica” (la Selva,ndr).

Sarà ancora lì? Al momento, questo non lo sappiamo. L’unica cosa certa è che mentre Ostuni guarda al futuro, Fasano guarda e basta.


13 dicembre 2008

Io sto con Carlo Vulpio

Riporto di seguito un post di Marco Travaglio che riprende la vicenda del giornalista Carlo Vulpio.
Nel confermare la mia stima incondizionata per Carlo Vulpio, Marco Travaglio e quanti oggi portano ancora avanti il mestiere serio del giornalista, dico loro un sentito GRAZIE!!
In questi casi, il silenzio  equivale a voltarsi dall'altra parte, turarsi il naso e chiudere gli occhi facendo finta di non sapere quello che accade.
Un appello: facciamoci sentire!!!!!

L'inviato del Corriere della Sera Carlo Vulpio, che per due anni aveva seguito per il suo giornale le inchieste sul caso De Magistris, è stato sollevato dall'incarico. Lo annuncia lui stesso sul suo sito.

Comunque la si pensi su quello che sta accadendo ed è accaduto a Catanzaro, questa non è una bella notizia. Vulpio è uno dei giornalisti perquisiti e intercettati dalla procura di Matera perché indagati, assieme a un capitano dei carabinieri, per il singolare reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa e alla violazione del segreto istruttorio. Un reato inventato (i cronisti sono obbligati a cercare e dire sempre quella che ritengono essere la verità) in un'inchiesta servita ad ottenere il trasferimento dell'ufficiale dell'Arma che cercava di far luce sui comportamenti scorretti di alcuni magistrati del palazzo di giustizia di Potenza. All'epoca il Corriere aveva garantito a Vulpio il pieno appoggio. Oggi no.

Non è un caso. Esiste nel nostro paese un intricato groviglio di rapporti tra parte del mondo della politica, della magistratura, delle istituzioni e dell'imprenditoria, in grado di influenzare le indagini giudiziarie più delicate. Per raccontare l'intreccio, e svolgere così quella funzione di controllo che in democrazia spetta anche alla stampa, è necessario conoscere a fondo le vicende per poter distinguere i fatti dalle voci o dalle suggestioni. Non è un lavoro semplice. Anzi è un'attività faticosa, ricca di errori e povera di soddisfazioni. Ma va fatta. E Vulpio la faceva.

Oggi la scelta - e non solo da parte del Corriere - è invece quella di non provare nemmeno a districarsi in queste storie. Semplicemente non se ne parla. E più che la voglia di censura, vince l'immotivata speranza che la tempesta passi da sola. Un po' come ha fatto il Csm che, al corrente dal 2007 di quanto stava accadendo a Catanzaro, per molti mesi ha evitato di occuparsene. Per arrivare così a queste tragicomiche giornate caratterizzate da schiaffi mollati in faccia a destra e a manca dall'organo di autogoverno della magistratura, come se ciò che avviene tra le toghe campane e quelle calabresi fosse una zuffa tra bambini, sedata da un papà arrivato all'improvviso.

Nascondere lo sporco sotto il tappeto, infatti, non è mai una buona soluzione. Né per se stessi, né per il paese. Perché trasferire tutta l'Italia all'estero è purtroppo impossibile.

Materiali utili:

Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti di Carlo Vulpio

ADERISCI ALL'INIZIATIVA DI MICROMEGA

Aderisci su Facebook al gruppo "Solidarietà al giornalista Carlo Vulpio"

Firma la petizione Siamo tutti Carlo Vulpio

Ascolta l'intervista a Carlo Vulpio di Radio Radicale

L'invito è quello di NON COMPRARE IL CORSERA FIN QUANDO CARLO VULPIO NON SARA' REINTEGRATO NELLE SUE INCHIESTE!!!


25 novembre 2008

Una candela per i tributi



San Matteo:
Patrono dei banchieri, notabili, tasse
San Giorgio: spa

E' capitato un pò a tutti di chiedere aiuto nei momenti di sconforto.
C'è chi si rivolge agli amici cari, chi preferisce restare solo cercando una possibile soluzione al problema e chi invece cristianamente si affida alla preghiera e all'aiuto divino dei Santi.
Accade così, che in un momento di difficoltà, anche noi dovremmo chiedere l'intercessione di qualche Santo Patrono che possa risolverci qualche problema.
Per fortuna, come si usava un tempo, la candela accesa ai piedi della statua del Patrono non sarà soltanto la nostra, perchè sono in tanti a chiedere l'intercessione.
Qualcuno, leggendo queste righe potrà pensare al famoso proverbio "scherza coi fanti ma lascia stare i Santi".
E' vero, ma in questa circostanza pare che non ci sia nulla da scherzare.
Dalla Puglia alla Sicilia le distanze si accorciano e i problemi assumono un unico comune denominatore: soldi che tardano ad arrivare.
A Nardò, una sentenza della Commissione tributaria provinciale (9^ sezione: Presidente Mario Fiorella, relatore Guglielmo Distante) ha dichiarato nulli e privi di effetti giuridici alcuni avvisi di accertamento notificati ad un contribuente.
La vicenda viene raccontata in un articolo del 24 novembre del 2008 dal titolo I Giudici amministrativi smontano le teorie della San Giorgio: nulli alcuni avvisi di accertamento (leggi).
Risalendo Le Puglie, troviamo il Comune di Brindisi, anch'esso interessato da non pochi problemi in materia di riscossione dei tributi locali.
Continuando il nostro viaggio, approdiamo a Fasano (BR), la nostra cara città, che da qualche settimana ha avviato la procedura di risoluzione del contratto con la Tricom spa o San Giorgio spa che dir si voglia, a causa di un mancato riversamento nelle casse comunali di circa 4 milioni di euro. Briciole, quisquillie, pinzillacchere . . .
Ma il nostro viaggio, ad un certo punto, ci fa arrivare ad Augusta, in Sicilia, una bellissima città, che pare abbia anch'essa qualche piccolo problemino con la riscossione dei tributi ed il relativo riversamento degli stessi nelle casse comunali.
Vi chiederete: società affidataria del servizio? La San Giorgio spa
Ora, non sappiamo e non c'interessa sapere se si tratta della stessa società o abbiamo a che fare con un caso di omonimia.
La cosa certa, invece, è che in molti enti locali sono incappati in un triste vizietto delle società affidatarie della riscossione dei tributi, che pare comincino ad avere come fattore costante il ritardo nei riversamenti, vedi Nardò, Fasano, Brindisi, Augusta.
Si tratterà della stessa società? O solo di un modo di fare che accomuna diversi soggetti pubblico/privati che si occupano della riscossione dei tributi?
Questo non lo sappiamo, perchè a noi interessa sapere chi, quando e come saranno restituiti i tanti soldi che mancano all'appello e, soprattutto, perchè i cittadini si ritrovano a pagare senza avere garanzie da chi riceve i loro soldi?
Allora, cari San Matteo e San Giorgio vedete un pò voi cosa si può fare, create magari anche voi una società mista per l'intercessione dei Santi e metteteci una buona parola.
Con Sincera Devozione ...

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